Se stai considerando l’idea di inserire un po’ di banner e annunci sul tuo sito ti consiglio di leggere questo interessante articolo pubblicato su Business Insider in cui vengono classificati i formati più odiati dagli utenti.
L’articolo è stato strutturato molto bene in quanto descrive i 10 formati incriminati fornendo lo screenshot del sito che lo utilizza, il tutto all’interno di una bellissima slide-show.
I cosiddetti “featured posts” sono un insieme di post che vengono scelti per esser messi in risalto. In questo blog, i “post in evidenza” sono quelli che considero essere i migliori. Mettendoli in risalto ho la possibilità di mostrare il meglio dei miei articoli al nuovo visitatore. Potrebbero esserci altri motivi, ad esempio di tipo commerciale (se i post in evidenza pubblicizzano qualcosa).
Nonostante ci siano un po’ di ottimi plugin per la gestione e la stampa dei “featured posts” ho sviluppato questo mio plugin che, credo, sia diverso dai plugin in circolazione e per certi versi offra una gestione più user friendly. Probabilmente questo sarà un giudizio soggettivo… In pratica, ci sono alcuni plugin che permettono di inserire gli id dei post, separati da virgole, in una casella di testo. Il mio plugin legge i “custom fields” (in italiano “campo personalizzati”) dei post che si decide di mettere in evidenza. In questo senso credo che impostare un campo personalizzato sia un po’ più user friendly rispetto all’aver a che fare con insiemi di numeri. Secondo te?
A partire da oggi è stato reso pubblico il progetto Common Tag ed il sito commontag.org che ne rappresenterà il punto di riferimento.
Questo progetto si propone di creare un nuovo standard per migliorare il collegamento fra i contenuti web sfruttando il significato delle parole e dei tag.
Il tagging attuale
Per loro natura, i tag servono a etichettare e organizzare i contenuti sul web e, di conseguenza, migliorare i risultati di ricerca. Tuttavia, in assenza di uno standard comune i vantaggi dei tag risultano limitati in quanto software e siti web non riescono a interpretarli al meglio.
Un’altro problema è di tipo semantico. Poiché una parola può avere più di un significato non è possibile avere la certezza che dei contenuti collegati fra loro si riferiscano allo stesso argomento. Ad esempio, con il tagging attuale una foto di un ragno verrebbe collegata a un documento che parla di internet solo perché entrambi potrebbero riferirsi al tag “web” (ragnatela).
Da qui nasce il bisogno di definire uno standard che, oltre a gestire i tag, sappia tener conto dei significati delle parole in determinati contesti.
Tags: common tag,
dbpedia,
freebase,
nuovi standard,
promuovere,
standard web,
tagging,
web 3.0,
web semantico,
wikipedia,
yahoo,
zemanta
Dopo gli articoli “ridurre le richieste HTTP (parte 1): come utilizzare la cache del browser” e “ridurre le richieste HTTP (parte 2): come unire e combinare immagini, script, css” vorrei parlarti delle tecniche per l’ottimizzazione dei componenti più comuni di una pagina web: immagini, script e css.

In questo articolo non verranno descritti dei metodi per la riduzione delle richieste HTTP ma parlerò delle modifiche e degli strumenti che ti permetteranno di ottimizzare i componenti della pagina per velocizzarne le relative richieste HTTP.
Tags: caching,
classe php,
classi librerie,
csstidy,
dojo,
espressioni regolari,
ottimizzare,
regex,
richieste http,
servizi web,
sprite css,
yui compressor,
yui library
Vincenzo Cosenza, sul suo blog, ha pubblicato uno studio sulla diffusione e l’utilizzo dei social network nel mondo, basandosi sui dati forniti da Google Trends e Alexa. Oltre alla mappa puoi trovare una piccola tabella in cui vengono classificati i 3 social network maggiormente utilizzati in corrispondenza di alcuni paesi.

Quante volte ti sarà capitato di seguire degli account che hai poi scoperto essere falsi? Purtroppo di falsi account ce ne sono tanti. Purtroppo è facile cascarci finendo per credere ai tweet lasciati da quella persona…
Il 5 Giugno Tony La Russa, il manager dei St. Louis Cardinals (squadra di baseball), ha portato Twitter in tribunale a causa della presenza del suo falso account, in particolare di alcuni tweet in cui si rivangavano episodi spiacevoli della vita del manager.
In occasione di questo episodio Biz Stone (il co-fondatore di Twitter), nel blog ufficiale, ha detto la sua riguardo la querela avanzata da Tony La Russa ed ha fornito alcuni dettagli sui piani futuri che adotterà Twitter per combattere la creazione di falsi account.
Stone ha ribadito che la società cancella, sospende o trasferisce il controllo (ai legittimi proprietari) di account creati da persone diverse da quello che dicono di essere, aggiungendo che queste misure sono state adottate anche nel caso del manager La Russa.